23/10/2008

22.10.08

Mi dà le istruzioni per il giorno dopo: alle 17.00 puntuale mi devo trovare all’Happy Days con addosso un vestito, stivali e autoreggenti. Devo portare con me due mollette, il nostro quaderno, una biro e la matita per gli occhi.

Il giorno dopo, dopo aver fatto le mie cose, torno a casa per studiare prima di vederlo. Quando alzo la testa dai libri è tardi. Mi preparo più velocemente possibile. Faccio le scale 5 volte prima di uscire andando a prendere le cose che ogni volta ho dimenticato. Esco. Quando salgo in macchina penso “non ce la farò mai a essere la per le 5, non ce la farò mai.”. mentre sono in macchina e vedo sul cruscotto l’ora, penso di mandargli un messaggio inventando un contrattempo. Evito. Penso poi di fargli lo squillo prima di arrivare. Poi però penso che potrebbe essere nuovamente seduto sulla panchina. Boccio anche questa “idea” e mi arrendo all’evidenza. Sono come sempre in ritardo.

Quando arrivo al bar mi siedo e gli faccio lo squillo. Attendo istruzioni. Sono agitata, come sempre.

“sei in ritardo, pe4r questo verrai punita più tardi, non accampare scuse sarei solo più severo. Ora prendi il quaderno e scrivi quelli che potrebbero essere degli adeguati premi per una tua eventuale impeccabile condotta, idee, azioni, situazioni”. Ordino e sorseggiando il caffè cerco di farmi venire delle idee. Non avevo mai pensato a una cosa simile.

Sono paralizzata. Vorrei andare via. Mi torna in mante la mail in cui mi diceva di non negare l’idea di volermi punire un giorno e che la punizione deve condurre a uno stato in cui non si riescono a trattenere le lacrime. Mille sono i pensieri che attraversano il mio cranio. Veloci, contraddittori, intensi. Ogni tanto provo a cercare di prenderne uno e analizzarlo ma è colo controproducente; fa solo aumentare in me la voglia di fuggire.

 Alla fine apro il quaderno e scrivo che mi piacerebbe condividere con lui delle azioni quotidiane come mangiare insieme, andare a comprare giochi o intimo da usare insieme. Cercare insomma di costruire delle sessioni unendo i cervelli, le fantasie.

Al termine gli faccio uno squillo, come indicato.

“Applica le due mollette che hai con te sulle grandi labbra, una su quella destra, una sulla sinistra. Torna a sederti e scrivi quelle che potrebbero essere severe e adeguate punizioni.”

Vado in bagno alzo la gonna e applico me mollette. Mi appoggio sul lavandino guardando un punto e respirando profondamente. Alzo la testa, mi guardo il volto. E’ teso e rosso. Mi sento uno schifo. Vorrei togliermi quelle mollette e tornarmene a casa.

Vorrei?

No.

Esco dal bagno. Scrivo senza sedermi che non riesco a pensare a nessuna punizione. Chiudo in fretta il quaderno, liquido la cameriera e mi incammino.

Stringo i pungi; sento le unghie puntare nei palmi e più lo sento più stringo.

Mentre cammino cerco di evitare gli sguardi delle altre persone, mi distolgono dalla mia concentrazione. Respiro a cadenza regolare. Pianifico ogni passo, ogni movimento. Cerco di evitare ogni scalino, ogni seppur minimo dislivello.

Mi fa male e non riesco a fare finta di nulla.

Arrivo quasi sotto casa sua, alzo la testa e vedo che è affacciato alla finestra. Torna nella sua tana immediatamente, credo mi abbia visto. Spero che non mi farà aspettare tanto. Spero che appena entrerò mi controllerà e mi toglierà quelle mollette. Mi convinco che quello sarà ciò che accadrà.

Aspetto dall’altro lato della strada.

Il tempo non passa e io non riesco a stare ferma ma so che se mi muoverò sarà peggio. Inizio a fare supposizioni sulla durata dell’attesa. Provo a cercare di far passare quei secondi interminabili. Alla fine il telefono vibra. Velocemente attraverso la strada, salgo le scale lentamente, entro nell’ascensore guardo il mio volto ancora rosso e ascolto il mio cuore battere velocemente.

Quando entro nel suo appartamento è nei pressi della porta, mi saluta. Cerco di far finta di nulla. Cerco di comportarmi come se tra le mie gambe ci fossero solo composto organici.

Mi fa prendere la matita per gli occhi e il quaderno e posare la borsa sul divano. “ecco ora controlla e finalmente me le toglierà. It’s over. Fra è quasi finita”. Errore! Non me le toglie..!! non ce la faccio più ma non voglio chiedere nulla. Devo resistere ancora un po’. Devo.

Mi dice di mettermi a 90 sul tavolo, aprendo leggermente le gambe. Eseguo. Mi tira in avanti le braccia, mi fa appoggiare la fronte sul tavolo e inizia a toccarmi la schiena, il sedere, la figa. Non sento più il male fino a che non stacca le sue mani dal mio corpo. Mi dice di rimanere così. Non riesco a stare ferma.

“Quando ti dico così vuol dire così”. Mi rimetto in posizione e aspetto che finisca di leggere quello che avevo scritto poco prima.

Si siede di fronte, mi da il quaderno e la biro e mi detta le parole che mi aveva mandato via mail, soffermandosi su quelle che avevo obbiettato, per trovare un punto di incontro. E’ piacevole. Però mentre lui mi parla vorrei che sentisse i miei pensieri. Vorrei che sentisse “per favore toglimele, non ce la faccio più”.

Con molta calma scrive la parte che lo riguarda, quindi lo firma, idem faccio io.

Sono la sua schiava; per ora lui è ancora lui, l’Innominato.

Si alza, mi dice di leggere a ciclo continuo quanto appena concordato.

“Io Xxxxxxxxx desidero essere da te addestrata come schiava.

Mi eccita sentirmi sottomessa a te, mi dà piacere il modo in cui fai uso del mio corpo e della mia mente.

Ora sono maggiormente consapevole di me stessa, della mia sessualità e della mia indole.  Accetto  Guenda come mio  nome da schiava per 4  ore in una giornata che verranno di mutuo accordo settimanalmente stabilita  potrai disporre completamente di me.

Sono libera di rinunciare in ogni tempo al mio status conscia che detta scelta comporterà la sospensione di ogni nostro rapporto.

Qualora , una volta rinunciato al mio status desiderassi essere nuovamente accettata da te come schiava offrirò me stessa per 48 ore di incondizionata sottomissione. 

Io accolgo la tua domanda e garantisco ora di onorare l'impegno preso dedicando impegno, passione al tuo addestramento, alla tua educazione, al tuo piacere per il tempo di numero 4 settimane.”

Una volta arrivata alla fine mi impartisce un nuovo ordine: sculacciarmi mentre leggo.

Paralisi.

Non riesco. Il mio cervello mi blocca.

Dopo varie ripetizioni dello stesso comando, mi impongo di eseguirlo. Risultato timido, non soddisfacente.

Mi fa mettere contro il muro, con la mano sinistra tengo il quaderno in modo che non scivoli, con la destra mi colpisco e le mie corde vocali riescono a emettere suoni, quasi come se nulla fosse. Mi sento meglio.

Me lo fa rileggere continuando a sculacciarmi, senza pensare.

Mi porge quindi la penna e mi fa scrivere 5 punti che dovranno essere rispettati nel futuro, compreso quello immediato.

Lui detta camminando, io scrivo.

1- in tua presenza parlerò solo se espressamente interrogata o autorizzata 

2- mi rivolgerò a te chiamandoti “Padrone”

3- ti farò sentire quando proverò piacere e prima di venire dovrò ottenere il tuo permesso

4- ubbidirò con prontezza a ogni ordine o comando

5- qualora contravvenga a una delle suddette regole accetto di venire severamente punita

Leggo, rileggo le regole continuando a colpirmi, con la pelle leggermente più esposta ai miei colpi .

Le apprendo, anche se non comprendo appieno il significato e le conseguenze di queste parole.

Quando mi da il permesso di voltarmi in mano ha un appendiabiti. Devo spogliarmi e metterlo lì sopra. I miei gesti sono lenti e impacciati.

Si allontana, lasciandomi nel salotto con addosso solo le autoreggenti e gli stivali e le mollette che sento molto meno rispetto a prima. Cerco di quantificare il tempo che è trascorso da quando sono entrata; l’idea di quattro ore mi sembra interminabile. Ci provo ma con nessun risultato visto che la concezione del tempo che ho in questi momenti è totalmente distorta.

1066900309.jpgQuando torna mi porge la benda. Inizia quindi a legarmi. Fa passare la corda attorno al torace, quindi la passa attorno al braccio destro, sopra i seni fino a arrivare al braccio sinistro. Cerco di agevolarlo nell’operazione. Prende una seconda corda e per impedire il movimento anche agli avambracci.

In piedi davanti a lui. Legata e bendata con quelle benedette mollette sulla figa. Non so veramente cosa aspettarmi.

Prende la matita per gli occhi e mi scrive qualcosa sul petto. Sono curiosa, immagino cosa possa aver scritto ma vorrei averne la certezza, vorrei aver potuto fissare la scena nella mia mente. Mi 2016928133.jpgposiziona, mi dice di stare ferma. Credo mi stia fotografando, anzi ne sono certa. Credo anche di sapere in che punto della stanza mi trovi.

Quando si avvicina mi bacia. Mi piacciono i suoi baci. Sono stranamente delicati.

Mi fa mettere a 90 sul tavolo, gambe divaricate. Si mette il guanto, sento che spreme il lubrificante:  inizia la preparazione del mio culo. Bastano le sue dita a darmi piacere. Pochi istanti dopo mi infila qualcosa di abbastanza grosso visto che mi fa un po’ male, credo che sia il butt-plug rosa. Con quello nel culo mi fa sedere su una sedia. Le mollette mi fanno malissimo. Mi 1163380789.jpgviene spontaneo appoggiare il mio viso a lui. Continuo a stare nella stessa posizione anche mentre me le toglie. Respiro. Quando mi passa leggermente mi allontano. Del tutto inaspettato è il bacio che ricevo. C’è passione. Sono totalmente spaesata, ma leggermente più calma. Ho un’unica certezza: non aspettarmi nulla, non provare a pensare cosa capiterà dopo. Devo imparare a godermi l’istante.

Mi fa sedere ben dritta, gambe aperte più che posso e inizia a passare il coso vibrante sulla mia figa. Bello. Mi da piacere. Ma non riesco a vivermelo tranquillamente, troppi sono i pensieri che mi passano per la testa. Mi chiede se mi piace. La risposta è ovvia “sì” “sì cosa”. Non lo so.. cosa cosa?

“Sì Padrone”

Mi fa strano pronunciarlo. E’ una cosa che ho sempre rifiutato, che ho sempre ritenuto una cosa puerile. Invece ora, lì i piace sentirmela dire. Mi fa mettere nuovamente a 90 sul tavolo e inizia a fottere il mio culo con oggetti. Quando sono vicinissima all’ogasmo gli chiedo il permesso per venire. Me lo nega. con immenso rammarico mi allontano da quel punto, ma nel giro di qualche istante la domanda è nuovamente la stessa:

“posso venire, padrone?”

“no”

Eccheddiamine!! 

Al terzo tentativo me lo concede. Mi lascio andare. Vengo.

Mi fa rimanere lì con il coso nel culo. Devo contrarre i muscoli per tenerlo all’interno. Non riesco. Mi sembra che mi possa scopare un elefante. Le pareti non aderiscono, se non per qualche istante all’oggetto. Mi aiuto con le gambe. Nuova attesa. Sono incredibilmente rilassata. Provo a immaginare cosa lui stia vedendo.

Quando torna mi fa sdraiare sul divano, con il culo un po’ più in alto. Mi infila qualcosa nel culo freddo e poi mi avvisa che quello che sto per sentire è cera. Prima le gocce cadono raramente ma le sento calde sui seni poi diventano sempre più ravvicinate. Le sento sull’addome, sulle braccia.

Non si limita però a farmi provare questa sensazione, insieme inizia a usare il coso vibrante. Strano. Mi da piacere, mi eccita. Tremo. E’ strano sentirlo accanto a me mentre mi versa la cera addosso, e è ancora più strano sentire i suoi occhi addosso mentre è in piedi accanto a me.

Mi lega le gambe in modo che stiano in alto. Ricomincia a scoparmi con qualche oggetto. Dopo poco chi chiedo se posso venire. “sì” pronunciato velocemente e con sicurezza.

Vengo nuovamente. Smetto di tremare.

Sento che si spoglia, che appoggia i vestiti sul divano. Mi scopa. Il suo cazzo entra perfettamente. Cerco di stringere il più possibile i muscoli in modo che senta il più possibile.

“ti piace che ti scopi il culo?”

“sì”

“e allora dillo”

“mi piace che mi scopi il culo”

“dillo”

“mi piace che mi scopi il culo, padrone”

Mi slega le gambe, mi fa alzare e mi fa nuovamente appoggiare al tavolo.

Mi scopa prima lentamente poi sempre più velocemente.

Mi piace. Voglio che venga, che venga in me e con me.

Sento che il suo respiro si fa sempre più intenso, che sta per venire. Viene. Io ci sono quasi. Ma non importa, sarà per un’altra volta.

Mi dice di aspettare lì ferma. Quando torna mi slega.

“sono le 7.30, mangiamo una pizza?”

“va bene”

Ero pronta a sentire tutt’altra frase e soprattutto non credevo il mio comportamento fosse stato impeccabile, credevo fosse stato normale.

Mi accompagna in bagno. Appena sono lì mi tolgo la benda e vado a controllare la scritta che c’è sul mio petto. Sorrido e divento rossa.

Una volta rivestita busso, mi metto a carponi e aspetto che venga a aprirmi. Mi da la borsa e mi fa andare a prendere le pizze (senza impermeabile..).

Cammino per strada cercando di sentire quando il vestito sarà salito fino a far intravedere le calze e cercando di contrarre i seni in modo che si muovano il meno possibile.

Una volta prese torno sul marciapiedi di fronte a casa sua, gli faccio uno squillo e attendo.

“Sali entra consegnami le pizze e mettiti a 4 zampe”

Sorrido leggendolo.

Faccio quanto mi ha detto. Mi dice di andare a prendere una tovaglietta che mi ha messo su uno sgabello in cucina. Eseguo.

Le distanze aumentano stando a carponi. Tutto diventa più lento.

Gli porto la tovaglietta, lui la apre e la mette per terra. Mi appoggia un piatto per terra con la pizza tagliata.

Rido divertita. E’ piacevolmente rilassante e stranamente intimo come momento.

Quando ho finito di bere, mi dice di togliermi gli occhiali e di mettermi la benda che mi punirà per il ritardo. Credevo fosse finita lì, che la punizione fossero quelle dannate mollette; lui mi risponde che quelle mi hanno fatta arrivare da lui fradicia. Il mio corpo mi stupisce ogni giorno di più, idem dicasi per la mia mente.

Apre un po’ le tende, dalla parte del muro. Mi lascia con il vestito tirato su e il sedere scoperto, li, a attendere la punizione.



Torna, sposta la sedia e mi fa sdraiare sulle sue gambe. Mi sculaccia. I colpi sono ravvicinati, abbastanza intensi. Mi fa rialzare e poggiare contro il muro.

“arriverai ancora in ritardo?”

Mi scappa da ridere.

“bene, non ti sono bastate”



 

Mi fa rimettere sulle sue ginocchia e ricomincia.

A un tratto fa una pausa. Sono un facio di nervi tanto che quando sposta indietro il braccio sono convinta che mi colpità e salto. Rido.

Finito di sculacciarmi, mi fa ricoprire il sedere. Appoggia per qualche secondo la testa al mio ventre, si alza mi bacia e mi fa andare via.

Mentre vado alla macchina penso alla differenza di stato d’animo che ho provato all’ingresso e all’uscita da quell’appartamento. Piacevolmente insolito.

Ora lui ha una schiava e io un padrone..

schiava_guenda@libero.it

28.9.08

Il mattino mi sveglio e rido, nonostante sia tardi e sappia già che non riuscirò a fare tutto quello che mi ero prefissata..

Studio. Mi concentro su quello che sto leggendo, memorizzo nozioni e soprattutto cerco di capire quanto appreso. Sono fiera di me, del fatto che anche se so che tra poco lo vedrò riesco a prendere in mano quelli che sono i miei doveri. Mi sento leggera.

Quando la sveglia suona, finisco la frase, mi alzo. Il mio cuore accelera.

Vado in bagno, apro l’acqua della vasca, scelgo i sali da mettere, preparo i vestiti da indossare per l’incontro e i trucchi da usare.

Mi spoglio, entro nell’acqua, chiudo gli occhi, ascolto Keith Jarett. Fluttuo. Bello.

Altra sveglia, devo uscire e vestirmi.

Mentre guido per recarmi all’Happy Days, provo sempre la solita sensazione di paura ma questa volta mi sento anche sicura.

Sto facendo una cosa che mi va di fare. Sono cosciente e consapevole. Però non riesco a non sentirmi una fanciulla indifesa, bisognosa di conferme.

Arrivo a destinazione. Parcheggio. Non scappo, vado con decisione a sedermi nel dehor del bar.

Ordino. Apro le gambe, con discrezione controllo che ci sia una spanna tra le ginocchia. Chiedo la cannuccia quando mi viene portata insieme al resto faccio lo squillo. Mi guardo intorno, mentre aspetto le istruzioni. Ho la bocca asciutta, non bevo.

Ci sono tante persone, famigliole o coppie più o meno giovani che vanno a fare una passeggiata domenicale. Tra loro ci sono io, eccitata e in attesa di essere scopata. Sorrido. Un ragazzo che tiene per meno la sua fidanzata mi squadra, nota che ho le gambe aperte. Prima sembra far finta di nulla poi mi fissa. Lo guardo. Mi fa l’occhiolino e mi manda un bacio. Distolgo lo sguardo da lui. Ho ottenuto ciò che volevo.

Il cellulare vibra. Leggo “rispondi alle domande 1, 2 e 3”. Apro il quaderno e mi metto a scrivere. Mi concentro a tal punto su ciò che sto scrivendo che quando arriva il cameriere a dirmi di stare attenta al cellulare sul tavolo mi spavento. Cerco di rispondere nel modo più franco e esaustivo possibile.

Finito gli faccio uno squillo. Prendo dalla borsa un gloss, lo ripasso sulle labbra, quindi prendo il bicchiere con entrambe le mani, lo avvicino alla bocca e succhio. Apro le gambe ancora un po’ come mi era stato detto di fare. Aspetto.

Brava.. Hai scritto con impegno..” mi chiedo se era passato a vedere, a controllare, se fosse questa la ragione dell’improvvisa accelerazione del mio battito cardiaco che avevo sentito mentre scrivevo.

Inizio a fare quanto detto, rispondo alla domanda 4 e bevo, alla 5 e bevo, alla 6 e bevo, alla 7 e bevo un sorso più lungo di quelli precedenti. Mi alzo e mi incammino verso casa sua. Istintivamente mi verrebbe da camminare velocemente verso il mio fottitore scelto. Non lo faccio. Provo a fare come lui. A fare le cose lentamente, assaporando ogni singolo passo. Arrivo sotto casa sua, gli faccio lo squillo, mi appoggio al muro, senza salire gli scalini. Aspetto. Sono calma.

Attraversa la strada sculettando in maniera evidente, appoggiati sotto la scritta C.so Francia schiena al muro e rispondi alle ultime domande reggendo il quaderno con la mano sinistra, quando hai terminato siediti sul rialzo del controviale con le gambe accavallate”

Mi giro. Approfitto del semaforo rosso per vedere dove dovrò appoggiarmi, per pensare a che movimenti fare per sculettare.

Verde.

Cammino.

Mi sta guardando. Controllo ogni movimento, ogni muscolo.

Mi appoggio sotto il cartello con scritto C.so Francia, tiro fuori quaderno e penna e inizio a scrivere. Finito lo richiudo, lo rimetto in borsa e vado sedermi dove indicato. Accavallo le gambe, prendo il cellulare in mano e aspetto.

sei molto sexy, faremo un gioco che esalterà la tua sensualità. Sali, entra e in silenzio posa il quaderno sul tavolo, in piedi, con la fronte poggiata accanto al calendario Lavazza, mani poggiate al muro farai oscillare i fianchi molto lentamente. Continuerai in silenzio fino a che non ti parlerò.”

In ascensore inizio a sentire la solita agitazione. L’ascensore si ferma, vedo la porta socchiusa, entro e la chiudo alle mie spalle.

Mi guardo attorno. Capisco che è in cucina, la porta è chiusa. Il tavolo è spostato, il resto pare uguale. Non c’è nessun oggetto in vista che mi permetta di intuire qualcosa. Nulla.

Appoggio il quaderno sul tavolo, mi tolgo la giacca e la sciarpa.

Cammino con passo pesante, per fargli capire che non sono ancora pronta. Mi metto in posizione. Inizio a oscillare i fianchi con movimento appena accentuati. Mi sento impietrita, mi sembra che tutti i nervi e i muscoli del mio corpo siano contratti. La cosa mi irrigidisce ancora di più.

Lo sento arrivare. Inizio a tremare. Si avvicina, mette le mani sui miei fianchi, suggerisce i movimenti che devo fare, lo assecondo. Guarda i miei fianchi muoversi, poi si avvicina e si struscia, non me lo aspettavo.

Sposta i miei capelli, i suoi movimenti sono lenti e delicati. Mi bacia. Mi prende alla sprovvista; non mi controllo e gli infilo la lingua in bocca.

Mi chiede se voglio essere più sensuale di così, gli rispondo di sì.

Si allontana dicendomi di continuare a muovermi. Mi giro, lo guardo. E’ bello. Sì oggi è veramente bello. Alza un sopraciglio e capisco che devo rigirarmi.

Mi dice che si allontanerà per leggere ciò che ho scritto sul quaderno. Taccio, riprendo a muovere i fianchi. Torna e mi dice che quando sentirò un suono metallico-legnoso, dovrò chinarmi in avanti, far scivolare le mani lungo le gambe, dovrò risalirle, sfilarmi le mutande lentamente senza smettere di oscillare i fianchi. Mi mostra cosa devo fare e come devo farlo. Mi piace sentire le sua mani addosso. Mi piace sentire il modo in cui mi desidera. Mi piace sentire il suo respiro profondo, affannoso accanto al mio orecchio.

“tac-tac” eseguo. Mi sento di legno. E’ seduto dietro di me, accanto a me, su una sedia. Cerco di farlo il meglio che posso, cerco di convincermi di non essere lì, di non essere guardata da lui.

“Ancora!”

Ritiro su le mutande. Non so se gli piaccia o se non vada bene, credo che sia la seconda.

Lo faccio più e più volte, vuole che sia sensuale anche quando mi ritiro su.

A un tratto mi viene vicino, mi tocca.

“vuoi essere sculacciata?”

“sì”

“dimmelo”

“voglio essere sculacciata”

Mi colpisce, mi piace. Mi dice che devo ringraziarlo a ogni colpo.

A ogni colpo faccio un salto. A ogni colpo un grazie, anche quando mi colpisce con frequenza ravvicinata. Delicatamente, mi alza il vestito, mi tocca il sedere, poi prende due mollette e le usa per fissare il vestito in modo che il mio culo rimanga scoperto e riprende a sculacciarmi. Sono eccitata.

Mi prende per i capelli e mi porta in mezzo al salotto. E’ dietro di me, inizia a toccare i miei seni, sento che è eccitato anche lui. Li prende e li tira fuori dal vestito e continua a toccarli, a stringerli e accarezzarli. Mi piace vedere le sue mani sui miei seni, il modo il cui mi tocca, mi piace. Si allontana,  mi fa inginocchiare, si siede sul divano. Mi ordina di chinarmi in avanti, e di toccarmi. Obbedisco. Sono eccitatissima, vorrei che mi fottesse, che mi scopasse come solo lui sa fare ma so che non accadrà. Si allontana. Al suo ritorno si avvicina, inizia a accarezzarmi con un frustino. Mi piace. Sta facendo quanto avevo scritto in una delle asserzioni che avevo scritto poco prima. Prima mi accarezza, lo fa passare sulla schiena, sui fianchi, quindi tra i seni, sul viso. A un tratto mi colpisce sul culo. Strana sensazione. Mi colpisce diverse volte assestando i colpi in maniera diversa gli uni dagli altri. Mi piace. La mia curiosità è stata soddisfatta. Sì.

Mi ordina di fare il giro del salotto lentamente e di tornare nella posizione iniziale. Eseguo. Tornata in posizione ricomincio a toccarmi, la mia eccitazione è diminuita. Dopo qualche istante mi impartisce il medesimo ordine. Questa volta però mi cammina accanto, mi accarezza e mi colpisce con il frustino.

Si accovaccia accanto a me, mi sussurra che proveremo un nuovo giochino.

“Vuoi?”

“Voglio”

 prende un affare vibrante, inizia a passarlo sulla mia figa, senza tralasciare un millimetro. Quando si sofferma sul clitoride l’eccitazione aumenta, cos’ come aumenta quando lo spinge contro la la vagina. Sublime. In me aumenta la voglia di essere sfottuta con vigore. Voglio fargli capire l’effetto che mi fa ma mi ha fatto mettere le mutande in bocca.

“ti piace?”

“sì”

“fammelo sentire”

Sputo le mutande e inizio a gemere.

“vuoi continuare?”

“sì”

“alzati!”

Mi alzo, mi porta sul tavolo, mi fa mettere a 90°. Ricomincia a passare quel gioco. Mi dice di chiedergli il permesso per venire. Quando sento che ci sono quasi glielo chiedo:

“posso venire?”

“sì. Vuoi essere la mia cagna?”

“sì”

“dimmelo”

“voglio essere la tua cagna”

“ancora”

Voglio essere la tua cagna”

“Più forte”

“voglio essere la tua cagna”

Me lo fa ripetere più e più volte. Mi tiene la mano.

Vengo. E’ poco intenso, mi serve il suo cazzo per godere come una cagna. Voglio il suo cazzo, voglio che mi scopi.

Mi chiede se sono venuta, gli dico si sì e mi dice che la prossima volta lo vorrà sentire, non intuire..

Mi fa mettere sul tavolo, sul fianco destro con il sedere sul bordo. Mi metto in posizione. Mi chiede se voglio essere legata. Voglio essere legata e scopata. Questo è quello che voglio.

Passa la corda attorno al mio polso destro, mi fa tendere il braccio, passa la corda sotto il tavolo; il braccio deve rimanere teso. Inizia poi a fare un nodo attorno alla caviglia sinistra. I suoi movimenti sono lenti, come se stesse assaporando con soddisfazione ciò che sta facendo. In posizione fetale, osservo le sue azioni. Mi chiedo cosa stia pensando, cosa stia per fare. Mi rilasso. Fa passare la corda nel sostegno del sacco da boxe e tira su la gamba. Sono con le gambe aperte. Mi da un cuscino per appoggiare la testa (ennesimo gesto assolutamente inaspettato..).

Ricomincia a usare quel gioco vibrante, mi prende la mano sinistra e la porta verso il mio culo e mi dice di iniziare a penetrarlo con un dito. Lo faccio. Lo sento strettissimo. Mi chiedo come sia possibile che sia riuscito a far entrare quel butt-plug rosa in un buco così stretto. Mi dice di infilare un secondo dito. Lo faccio un po’ timidamente. Quindi un terzo. Mi sta guardando mentre ho tre dita nel culo, mentre le muovo.

Poi si allontana, torna con la benda e me la mette sugli occhi, mi rimette le mutande in bocca dopo averle bagnate nelle mie secrezioni. Mi fa prendere quel gioco vibrante e me lo fa usare. Quindi lo riprende lui, lo spinge contro la figa e inizia a scoparmi il culo. Mi dice di fargli sentire che mi piace. Sputo le mutande e glielo faccio sentire. Il mio corpo non è in mio controllo. Mi lascio andare. Gemo. Vuole sentirsi dire che sono la sua cagna.

“sono la tua cagna”

“ancora”

“Sono la tua cagna”

“ancora”

“Sono la tua cagna”

“ancora”

“Sono la tua cagna”

Lo ripeto e mi sento tale. Mi sento veramente la sua cagna. Nessun pensiero passa per la mia mente. Godo e basta e cerco di renderlo partecipe il più possibile.

“chiedimi il permesso per venire”

Credo sia una mera formalità, invece la prima volta che gli chiedo il permesso me lo nega. Cerco di pensare a altro, faccio passare la corda attorno alle dita della mano destra e stringo. Continua a sfottermi e io continuo a esser lì lì per venire. Quando mi da il permesso vengo. Un orgasmo fantastico, estremamente persistente. Rimango senza fiato, continuo a tremare e a respirare affannosamente per qualche istante. Incredibile. Solo ripensarci mi eccita.

Inizia a sciogliere i nodi, una volta libera mi dice di alzarmi, mi porta in bagno dicendomi di stare tranquilla, che c’è lui a guidarmi.. chiude la porta alle mie spalle. Mi lavo, osservo cosa c’è in bagno mentre sorseggio un bicchiere d’acqua.

Apro la porta, mi accovaccio, camminando a carponi mi metto al centro del salotto come mi aveva detto di fare. E’ nudo, con le gambe aperte e il cazzo duro. Accovacciata lo guardo, vorrei avvicinarmi e ringraziarlo per quello che ha fatto prima per me, per restituirgli il piacere che mi ha dato. Sto ferma e lo guardo.

Mi dice di avvicinarmi, faccio per prenderglielo in bocca ma mette una mano tra le mie labbra e il suo cazzo. Rimango un attimo spaesata. Non capisco. Mi fa cenno di appoggiare la testa accanto al suo pene. Mentre lo faccio mi ricordo di quel sabato notte estremamente piacevole e eccitante che avevamo passato insieme ma allo stesso tempo mi vengono in mente le cazzate che ho fatto nei mesi a seguire.. Il mio flusso di pensieri è interrotto dalla sua voce che mi dice di leccarglielo. Lo faccio, lo lecco, lecco le sue palle, il suo culo. Cerco di farlo con delicatezza, cerco di fargli capire la mia “gratitudine” per quanto fatto poco prima ma allo stesso tempo mi sento frenata dalle cazzate passate. Glielo succhio. A un tratto si alza mi fa aprire la bocca e chiudere gli occhi; capisco che sta per venire e che lo vuole fare nella mia bocca. Si masturba davanti a me, io aspetto. Qualche istante e nella mia bocca si riversa il suo liquido caldo. Mi dice di chinarmi sul divano. Non capisco cosa voglia fare.. mentre me lo chiedo sento il peso delle sue gambe sulla mia schiena. Mi sta usando come puff.. sorrido e taccio. A un tratto si siede accanto a me, sul divano. Mi dice che posso andare. Mentre me lo comunica inizia a accarezzarmi i capelli, portando il viso accanto a lui.

Aspetto che finisca, che sollevi la mano per potermi rivestire e andare via, conscia del fatto che quando tornerò fuori non proverò quella sensazione che a tratti provavo prima. Non mi sembrerà di accontentarmi di un rapporto o presunto tale. Sarò io che avrò scelto di viverlo con la consapevolezza della sua fine estremamente prossima, e senza l’illusione o la falsa aspettativa di ricevere altri baci o altre “attenzioni”. Non mi aspetterò di condividere altri momenti se non quello del gioco. So che camminerò con la schiena dritta, passo deciso, esattamente come quel “famoso” sabato sera.

Una volta arrivata alla macchina, mi chiudo dentro, apro la mia Moleskine e rileggo i versi che il mio elfo aveva cucito sulla mia pelle. Per la prima volta li comprendo, li vivo..

25.9.08


Ero da poco arrivata a casa. Avevo giusto il tempo di una doccia veloce, cena in piedi per non perdere minuti preziosi e poi nuovamente in macchina per tornare in centro. Quando esco dalla doccia vedo un suo sms; la cosa mi stupisce. Mi siedo sul letto, accavallo le gambe e leggo “Ho dato piena forma alle idee che avevo, la tua prossima sessione è stata stilata.”. Sento una sorta di scossa provenire dal basso ventre, mi giro e mi guardo allo specchio e noto che sono rossa in viso. Sorrido. Sono eccitata, vorrei potermi sdraiare e godere ma devo vestirmi. Nel mentre non riesco a non chiedermi cosa faccia lui e quale sia la reazione del suo corpo mentre pianifica la “sessione”. Glielo scrivo. Nessuna risposta (come da previsione).
Mentre sono in giro mi guardo attorno e non riesco a non pensare al fatto che forse averi dovuto dirgli che mi aveva eccitata alla sola idea. Glielo scrivo, senza troppa poesia: “Mi sono dimenticata di dirti..la mia figa si è bagnata al sol pensiero..allo stesso tempo mi è venuta una gran voglia di godere e farti godere”.
La sua risposta non tarda a arrivare. Mi dice che ci sarà un quaderno in cui scriverà anche lui di “noi”, che farà seguito ai miei resoconti. Mi chiede inoltre se domenica sarei stata pronta a bagnarmi e a godere dal primo pomeriggio. Mentre lo leggo rido e penso “cavolo lo sarei anche ora..”.
La mia serata continua, come se niente fosse, come se non avessi voglia di partire solo per succhiarglielo. Mentre sto tornando alla macchina mi scrive di dirgli dove sono e come sono vestita, sempre che sia ancora sveglia. “Sono in via Cavour.” Guardo cos’ho addosso e scrivo. Mi chiede poi se sono in un locale, rispondo che sto tornando alla macchina.
“Sali in macchina, aspetta che intorno non ci sia nessuno, sfilati le mutande se hai le autoreggenti, se non calze e mutande, accendi la luce interna e fotografa la tua figa. Invia , spegni la luce e aspetta”.
Saluto, salgo in macchina, mi abbasso le calze, il perizoma, tolgo gli stivali e il resto. Ho i brividi. Non so se sia per la curiosità o per il freddo. Aspetto che passino le macchine e i passanti. Nell’attesa mi chiedo cosa starà facendo. Lo immagino sdraiato sul divano con le gambe semi-accavallate, le braccia dietro la testa; accanto un pacchetto di sigarette, l’accendino, il posacenere, e il cellulare.

Punita per il ritardo


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Il primo giorno da schiava

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1066900309.jpgIo xxxxxxxxx desidero essere da te addestrata come schiava.

Mi eccita sentirmi sottomessa a te, mi dà piacere il modo in cui fai uso del mio corpo e della mia mente.

Ora sono maggiormente consapevole di me stessa, della mia sessualità e della mia indole ed accetto di buon grado Guenda quale nome da schiava.

Per 4 ore in una giorno che verra di mutuo accordo settimanalmente designato potrai disporre completamente di me.

2016928133.2.jpgSono libera di rinunciare in ogni tempo al mio status conscia che detta scelta comporterà la sospensione di ogni nostro rapporto.

Qualora , una volta rinunciato al mio status desiderassi essere nuovamente accettata da te come schiava offrirò me stessa per 48 ore di incondizionata sottomissione.